domenica 20 aprile 2014

NON FARE RUMORE CON LA CARTA

Fosse per me sarebbe sempre Pasqua, me ne starei ogni giorno in una casa diversa, seduto a tavola, a guardare la consegna delle uova. La mia scena preferita è quella in cui ci sta il bambino che scarta il suo uovo,  entusiasta e desideroso di vedere cosa ci troverà al suo interno, taglia il filo di nylon, spacca la cioccolata a suon di cazzotti, preleva il contenitore di plastica, lo apre e… Il suo sorriso sparisce, si accovaccia sul braccio della madre per trattenere le lacrime e il padre, per evitare di spendere ulteriori 17 euro e per far si che non ci siano pianti in quel giorno religioso, se ne esce con la frase più falsa coniata sul globo terracqueo, “Che bello! Un puzzle!!”, mentre il fratello sta già giocando con un pupazzo fighissimo che spara le ventose. Non ho mai trovato il divertimento nei puzzle, soprattutto in quelli degli ovetti kinder e non ho conosciuto nessun bambino che si divertiva con essi e nessun collezionista che li abbia conservati. Erano troppo piccoli, non si potevano nemmeno appendere, erano bruttissimi. Una valle verde con tutti i personaggi della nuova collezione Kinder che se ne stanno fermi con pose da ebeti, quando li assemblavo mi sentivo preso per il culo, nella friendzone dei pupazzetti  Ferrero,  lo montavo sapendo che da qualche altra parte ci stava un bambino che stava giocando con quegli stronzi che per punizione ero costretto a gustarmeli in 2D (Ti vedo come un amico, non vorrei rovinare il tutto giocando insieme a te). Io devo capire se i produttori di uova di pasqua sono consapevoli delle brutte sorprese che mettono al loro interno, devo capire se i giocattoli li dividono con razzismo in due categorie, perché io non penso che essi trovino il divertimento lanciando cerchietti di plastica per centrare una sagoma dello stesso materiale con attaccato un adesivo di un coniglietto con pieghe e bolle d’aria nel suo pancino. La pasqua è matematica, è un’equazione, più l’uovo è grande, più la  carta è colorata e più il suo marchio è un cognome, più sarà la probabilità di trovare una macchinina arancione con le ruote gialle e il pilota sfigurato dal filamento di plastica che gli divide la faccia. Non capisco, viene una volta all’anno questa festività, perché le aziende dolciarie devono far di tutto per non vendere più il prossimo anno mettendo le calamite dentro le uova o i peluches a forma di animali inesistenti da un colore innaturale fatti con la moquette? E poi peggiorano il tutto usando la cioccolata fondente, che è risaputo che ai bambini non piace, mi chiedo poi come alcuni riescono a preferirla , o peggio, quella con le nocciole, Dio mio, peggio del parmigiano nella pasta e dei suoi consumatori (Il parmigiano lo si mette solo quando la pasta fa schifo e vuoi coprire il sapore. Fine), un impasto che puoi usare solo per i torroni e questi dovrebbero essere aboliti perché sono difficili da tagliare e si incollano ovunque, sembrano fatti di cemento e vinavil, penso che il metodo giusto per spezzettarlo sia quello di scaldarlo come hashish con un accendino BIC (“Butti su una canna?” “No, sto mangiando lo Sperlani”). Non cambiamo discorso, voglio approfondire il tutto e voglio capire l’utilità che aveva quella striscia di cotone di 15 centimetri color verde militare con due anelli portachiavi attaccati alle estremità che ho trovato circa tre anni fa nel mio unico uovo di pasqua (scusa zio, lo so che non era colpa tua), era impacchettata a regola d’arte con il classico cartellino con su scritto “non adatto per bambini sotto i tre anni”, come se quella fosse una pistola e come se un povero bimbo riuscisse a farsi male con del cotone. Sconsiglio poi di fare come il sottoscritto, che passava i pomeriggi in cucina a rubare di nascosto la cioccolata e ad essere traditi dal rumore della cartaccia che suggeriva a mia madre, che stava in un’altra stanza, di urlarmi “basta, ne hai mangiata troppa, ti dovrò portare in ospedale prima o poi”. La mia non è una protesta, la mia è una psicoterapia per farvi affiorare traumi e ricordi dimenticati, ad esempio come il fatto che vi siete scordati dell’esistenza di Luca DiRisio e anche il vostro ostinarvi a non capire che la maggior parte degli ovuli di plastica contenenti la sorpresa si svitano e non ci sta bisogno che li schiacciate come noci, voglio che voi iniziate a riprovare l’odio che avevate nei confronti di vostro fratello, quando lo guardavate giocare con una sopresa migliore della vostra, sapere che emozione provavate nel vedere il classico uovo con il peluches fatto di moquette attaccato all’esterno, voglio sapere chi è lo sfigato che festeggiava quando trovava un puzzle, vorrei  qualcuno che mangi le noci al posto mio, vorrei dire a mia nonna che ci sono rimasto molto male quando mi ha regalato l’uovo della kinder delle winx e che non sarà di certo quel gesto a farmi tagliare la barba, ma soprattutto  voglio fare a voi una terapia di esposizione dandovi un coltello in mano e facendovi trovare un metodo per tagliare la colomba, che da quando è nata, nessuno ha mai capito come cazzo si taglia. Buona Pasqua

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